C'è un momento in cui una linea tracciata su carta smette di essere un segno tecnico e diventa spazio, incontro, esperienza collettiva. È esattamente in questo passaggio che ha preso forma "Ingegneria in movimento: i luoghi dello sport dall'Archivio storico MAIRE". Una mostra che, più che esporre documenti, li mette in relazione con le persone e con il loro vissuto, trasformando disegni, schizzi e progetti in storie capaci di attraversare il tempo.

"Ingegneria in movimento" nasce per restituire voce a un patrimonio progettuale che, pur essendo stato spesso invisibile, ha contribuito in modo decisivo a costruire non solo infrastrutture, ma anche relazioni, abitudini e immaginari. La mostra si inserisce nel programma di Milano MuseoCity 2026, l'iniziativa che ogni anno trasforma la città in un grande museo diffuso, capace di mettere in dialogo istituzioni culturali, archivi, imprese e luoghi normalmente non accessibili.

Per la prima volta, Fondazione MAIRE – ETS ha partecipato a questo circuito aprendo l'Archivio storico MAIRE, eredità dell'esperienza di FIAT Engineering (acquisita da MAIRE nel 2004) e oggi uno dei più rilevanti archivi di ingegneria d'impresa in Italia e nel mondo. Negli spazi dell'headquarter MAIRE alle Torri Garibaldi, nel cuore di Milano, questo patrimonio ha preso forma in un percorso espositivo che riflette il tema scelto per l'edizione 2026, "Le imprese della cultura", declinato per sottolineare il legame tra sport e arte. Un tema che trova qui una declinazione concreta: l'impresa non solo come attore economico, ma come soggetto capace di produrre cultura, visione e memoria.

Il percorso espositivo

Il cuore della mostra si sviluppa come un percorso insieme tematico e cronologico, che attraversa alcune delle esperienze più significative del Novecento italiano. Dal dopolavoro FIAT agli stadi, mai costruiti, di Venezia e Genova. Dal progetto originale dell'Albergo Duchi D'Aosta di Sestriere alla riqualificazione del Palavela di Torino, esempio di architettura capace di attraversare il tempo e trasformarsi, mantenendo intatta la propria forza simbolica. Qui si coglie il ruolo dell'ingegneria che lavora in profondità, traducendo bisogni e visioni in luoghi concreti e abitabili. Le infrastrutture funzionali diventano così spazio di relazione culturale per generare esperienze, identità e memoria collettiva.

Accanto al percorso espositivo, la mostra introduce anche una componente esperienziale che amplia il modo di fruire i materiali d'archivio. Grazie alla collaborazione con università e centri di ricerca, uno dei progetti più significativi – quello del Palavela – è stato restituito attraverso un'esperienza immersiva in 3D: dal documento tecnico alla ricostruzione digitale. Il Palavela, struttura iconica dell'architettura italiana, diventa così il caso studio di un racconto più ampio. La sua storia – articolata in due fasi, dalla funzione originaria legata alle celebrazioni di Torino '61 fino alla trasformazione in stadio del ghiaccio del 2005 – viene resa esplorabile attraverso un modello tridimensionale interattivo.

Il visitatore può muoversi all'interno dello spazio, osservare le diverse fasi costruttive, accedere a contenuti informativi e visivi che documentano due momenti chiave: il cantiere degli anni Sessanta con la configurazione originaria e la successiva riconversione. Un percorso che mette in evidenza l'evoluzione architettonica, ma anche il cambiamento delle tecnologie e delle logiche costruttive nel tempo.

Una mostra vissuta dal pubblico

Ben oltre l'ambito specialistico, la risposta del pubblico ha confermato la capacità della mostra di attivare un interesse trasversale. Durante i giorni di apertura, oltre 300 persone – tra colleghi, ospiti esterni e famiglie – hanno partecipato alle visite guidate, trasformando l'esposizione in un'esperienza condivisa. In più occasioni, i contenuti esposti hanno attivato ricordi personali e testimonianze: storie di chi aveva vissuto alcuni di quei progetti, o li aveva incrociati nel proprio percorso professionale. Un elemento che ha arricchito ulteriormente la narrazione, aggiungendo un livello umano al racconto tecnico.

La mostra ha così assunto una dimensione partecipativa, in cui l'Archivio storico si è trasformato da luogo di conservazione a spazio di dialogo. Dopo la conclusione del programma ufficiale di Milano MuseoCity, l'allestimento è rimasto infatti visitabile anche per i colleghi MAIRE, prolungando l'esperienza e rafforzando il legame tra identità aziendale e memoria storica.

"Ingegneria in movimento" non si limita a restituire uno sguardo sul passato, ma apre una riflessione sulle trasformazioni in corso. I temi che attraversano oggi il settore – sostenibilità, digitalizzazione, accessibilità, nuovi modi di vivere lo sport – trovano nelle esperienze raccontate un punto di partenza concreto, radicato nella storia progettuale del Novecento. In questo senso, l'Archivio non è solo un luogo di conservazione, ma uno strumento per leggere il presente e orientare il futuro. Un patrimonio che, una volta reso accessibile, diventa leva culturale e occasione di consapevolezza.