
È GIUNTO ALLA TERZA EDIZIONE IL "BARBARA PICUTTI CREATIVE CONTEST", IL PROGETTO CHE – PORTANDO IL NOME DI UNA COLLEGA SCOMPARSA PREMATURAMENTE – TRASFORMA MEMORIA E OGGETTI IN RACCONTI NARRATIVI. IL PRESIDENTE FABRIZIO DI AMATO HA RICORDATO CHE "GRAZIE AGLI "INGEGNERI UMANISTI" POSSIAMO DARE VOCE ALLA PARTE PIÙ UMANA DELL'AZIENDA».
In MAIRE, anche gli ingegneri scrivono racconti. È una di quelle frasi che, a leggerla per la prima volta, suona quasi come un ossimoro. Quando si pensa a un grande gruppo industriale, vengono in mente numeri, progetti, impianti, calcoli. Si parla di precisione, metodo, efficienza: non certo di pagine scritte per immaginare e raccontare.
Eppure è proprio lì, dentro questo equilibrio tra rigore e visione, che accade qualcosa di inaspettato. Oggetti dimenticati in un magazzino, plastici di progetto, fotografie d'archivio o documenti custoditi nel caveau digitale smettono di essere semplici testimonianze del passato e diventano inneschi narrativi. Perché anche nei luoghi più tecnici si nascondono storie che, in molti casi, aspettano soltanto di essere scritte.
Da questa intuizione nasce il "Barbara Picutti Creative Contest", il format creativo della Fondazione MAIRE – ETS dedicato esclusivamente ai colleghi del gruppo MAIRE che, anno dopo anno, trasforma il patrimonio storico d'impresa in un laboratorio di immaginazione condivisa. Un progetto che porta il nome di Barbara Picutti, collega scomparsa prematuramente nel 2023, la quale amava definirsi "ingegnere e umanista": due parole che, accostate, raccontano un modo di tenere insieme competenza tecnica e sensibilità, precisione e immaginazione.
Il caveau che attiva connessioni
Il meccanismo è semplice. Ogni anno viene identificato un tema e lanciata una sfida: i colleghi sono invitati a navigare il caveau digitale – l'archivio storico che custodisce oltre un secolo di progetti, immagini e documenti – e a lasciarsi ispirare. Non per descrivere ciò che trovano, ma per trasformarlo. Per attraversarlo con uno sguardo personale e farlo diventare racconto. Può nascere tutto da un dettaglio: uno strumento di lavoro, una fotografia, un plastico, un frammento di progetto. Da lì prende forma una storia – reale o immaginata, tecnica o intima – che si muove tra epoche, luoghi ed esperienze. L'unica vera condizione è osare.
E poi ci sono le persone. A partecipare sono colleghi provenienti da funzioni, Paesi e percorsi molto diversi tra loro. Ingegneri, project manager, tecnici, specialisti. Professionisti abituati a misurare, calcolare, risolvere, non scrittori di mestiere. Proprio per questo, i racconti sorprendono perché non cercano la perfezione formal, ma restituiscono autenticità, mescolando competenze tecniche e vissuti personali. In molti casi riescono a portare il lettore in luoghi inattesi: un cantiere lontano, un ricordo d'infanzia, una riflessione sul lavoro, un frammento di futuro.
È come se, per un momento, il linguaggio del lavoro lasciasse spazio a quello delle storie: una dimensione più umana e intima, che normalmente resta sotto traccia. «Un modo diverso di condividere esperienza e conoscenza – ha spiegato il Senior Vice President Franco Ghiringhelli – non più solo attraverso dati e risultati, ma attraverso narrazioni che parlano di persone e di emozioni. Colpiscono anche il patrimonio e la varietà culturale che superano e completano la competenza tecnica e la grande attenzione ai temi della sostenibilità ambientale ed economica di progetti situati in terre lontane».
Le tre edizioni del contest
Unite da un filo comune – partire dalla realtà per arrivare altrove – le prime due edizioni raccontano bene la traiettoria del progetto. Nel 2024, con "Tool Tales", il punto di partenza sono stati gli oggetti: antichi strumenti di lavoro, plastici, frammenti concreti della storia industriale del Gruppo. Da lì sono nati 29 racconti, tra memoria e immaginazione, capaci di trasformare elementi tecnici in narrazione. A vincere è stato Antonio De Simone, con "Lotto 11", un racconto intenso e visivo, quasi cinematografico, in cui il lavoro, il paesaggio e la dimensione personale si intrecciano fino a diventare un'unica esperienza.
Nel 2025, con "Route Tales", lo sguardo si è allargato. Il tema del viaggio – fisico, professionale, interiore – ha aperto nuove possibilità narrative, portando i partecipanti a esplorare il patrimonio del caveau digitale come una mappa da attraversare. I racconti sono diventati 37, ancora più ricchi e sfaccettati. Il vincitore, Edoardo Disarò, con "L'azoto", ha saputo spingersi oltre, trasformando un elemento chimico in voce narrante e dando vita a un racconto originale, capace di rendere la scienza sorprendentemente leggera e poetica.
Nel giro di due anni, il "Barbara Picutti Creative Contest" è cresciuto in modo naturale, ma significativo. A confermarlo è anche chi il progetto lo segue da vicino, come Francesca Rinaldo, Heritage Manager della Fondazione MAIRE – ETS, che in questi due anni ha visto emergere una qualità narrativa sorprendente e, soprattutto, profondamente autentica: «I racconti sono diversi tra loro, per stile e contenuto, ma accomunati da una stessa energia: quella di persone che, per una volta, scelgono di esprimersi in modo libero, personale, non filtrato dal ruolo. Possiamo dire che dietro ogni professionista, spesso, c'è molto più di quello che si vede».
Nel 2026, il contest compie un ulteriore passo avanti. Con "Ties Tales", il focus si sposta su ciò che tiene insieme le persone: i legami. Non solo quelli evidenti – team, progetti, collaborazioni – ma anche quelli più sottili e invisibili, che si costruiscono nel tempo attraverso fiducia, sfide condivise, passaggi di testimone, cambiamenti. Legami umani, professionali, simbolici. A volte persino "chimici", quando un'intuizione o una tecnologia riescono a creare connessioni nuove e durature. Ancora una volta, il punto di partenza è il caveau digitale. Ma questa volta lo sguardo scava più a fondo: non cerca solo storie, cerca relazioni. Tracce di ciò che ha unito le persone e che continua, in modi diversi, a generare valore.
«Da tutti i racconti emerge passione, dedizione, amore per il lavoro e per il bello – ha detto il Presidente Fabrizio Di Amato – Tutte le storie testimoniano la ricchezza culturale e umana che anima il nostro Gruppo: un patrimonio fatto di conoscenze trasversali, che spaziano dalla tecnica all'etica, dalla storia alla sostenibilità, dall'economia all'arte. Il vero valore di MAIRE è racchiuso qui: nelle persone. In questi "ingegneri umanisti" che sanno tenere insieme l'innovazione tecnologica e il rispetto per l'ambiente, la logica economica e la tensione verso ideali più alti».
DOVE SI INCONTRANO LE TRAIETTORIE